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Arrivano le visite guidate alla Casa del Podestà di Lonato del Garda

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La Casa del Podestà di Lonato del Garda (Bs) è fra le dimore italiane che daranno vita, sabato 6 e domenica 7 aprile, alle Giornate nazionali delle Case dei personaggi illustri. Due giornate dedicate ai luoghi che custodiscono la memoria e il lascito dei “Grandi”, promosse dall’Associazione Nazionale Case della Memoria. Piccole case o ville storiche, abitazioni o veri e propri musei, residenze stabili o “rifugi” estivi, in cui si respira un’atmosfera diversa, in cui la Storia si mescola con il presente, per mantenere vivo il ricordo di chi, pur non essendo più in vita, ha ancora molto da dire. Tutte unite idealmente per due giorni sotto la stessa insegna: valorizzare la memoria del passato per tramandarla alle nuove generazioni.

L’antica Casa del Podestà veneto di Lonato del Garda fu restaurata dall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri per volere del Senatore bresciano Ugo Da Como (1869-1941) che l’elesse a propria dimora e vi collocò le sue straordinarie collezioni artistiche e librarie disposte secondo un gusto comune del periodo giolittiano. Monumento Nazionale dal 1912, è oggi una delle Case Museo più affascinanti del Nord Italia, rimasta inalterata con le sue ricchissime collezioni di arte e i suoi antichi arredi. Si visitano oltre venti ambienti ricchi di migliaia di preziosi oggetti antichi: dipinti, sculture, arredi lignei, maioliche, vetri, bronzi, peltri. Fra i suoi tesori, i tre monumentali strappi da affresco di Girolamo Romanino (il più originale pittore della Scuola Bresciana del Cinquecento) raffiguranti Capitani di ventura, che campeggiano sulle pareti della Galleria d’entrata. Ma ciò che rende assolutamente unica la visita alla Fondazione Ugo Da Como è la presenza di una delle biblioteche private più importanti in Italia. Il Senatore bresciano, oltre alla costante passione per la vita pubblica italiana e per le sorti dello Stato, fu un instancabile collezionista, un colto e raffinato bibliofilo. La dimora di Lonato custodisce oltre 52.000 libri: manoscritti, codici miniati, centinaia di incunaboli, migliaia di cinquecentine, rarità bibliografiche e preziose curiosità come degli autografi di Ugo Foscolo.

In questo periodo la Casa del Podestà – dove si accede con visite guidate – ospita anche la mostra “Nino Ferrari. L’arte del metallo tra tradizione e modernità”, che punta i riflettori sulla straordinaria produzione di oggetti realizzati per la casa da questo grande maestro della lavorazione dei metalli, del cesello e dello sbalzo attivo tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento, il cui nome è legato a quello di Gio Ponti, con cui ebbe un rapporto molto intenso e una lunga collaborazione.La visita alla casa museo può estendersi anche alla Rocca visconteo veneta, parte del complesso monumentale della Fondazione Ugo Da Como, al cui interno è allestita la mostra “Piranesi | Basilico – Vedute di Roma” che mette a confronto le Vedute di Roma del grande maestro della fotografia Gabriele Basilico con le incisioni raffiguranti i medesimi luoghi di Giambattista Piranesi (1720 – 1778) conservate nei volumi della Collezione Luigi Nocivelli depositata alla Fondazione Ugo Da Como.

Informazioni

Apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 18 (la visita guidata include sia la Casa museo che la mostra, comincia ad ogni ora e dura 45 minuti, ultimo ingresso alle ore 17). Biglietto 8 €.
Prenotazione consigliataprenotazioni@fondazioneugodacomo.it, Tel. 0309130060 – www.fondazioneugodacomo.it   

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Tra piante, fiori, serre e giardini impeccabili: i Kew Gardens di Londra

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A pochi chilometri dall’affollato centro di Londra, nel tranquillo quartiere di Kew, si trova un’oasi di verde ideale per gli amanti della natura: i Kew Gardens.
Facilmente raggiungibili grazie alla metropolitana, i Kew Gardens, i giardini botanici della capitale inglese, risalgono al 1759, anno in cui la principessa Augusta, madre di re Giorgio III, fondò in questo sobborgo un giardino di nove acri. L’attuale giardino botanico si estende su centoventi ettari di terreno e custodisce al suo interno più di 50.000 varietà botaniche.

Tra le tre serre più visitate del giardino, la Palm House (nella foto qui sopra) è la più spettacolare. Costruita nel 1844 con più di duecento tonnellate di ferro e 16.000 pannelli di vetro, ospita una vasta collezione di palme e piante tropicali. In questa foresta pluviale, dal clima incredibilmente umido e caldo, trovano rifugio piante preistoriche come le cicadofite e la Tahina spectabilis, palma originaria del Madagascar che vive per circa cinquant’anni, in attesa di fiorire una sola volta, per poi morire.

L’esterno della Palm House

Al 1985 risale, invece, il Princess of Wales Conservatory, inaugurato da Lady Diana. La serra è un labirinto di vetro suddiviso in dieci diverse zone climatiche e ospita ecosistemi unici le cui condizioni sono monitorate per mezzo di un sistema interamente computerizzato. Dalle piante carnivore a quelle succulenti, la serra nasconde un segreto: durante l’edificazione, il naturalista David Attenborough ha seppellito una capsula del tempo contenente semi di alcune piante che si riterranno estinte entro il 2085, anno in cui la capsula verrà dissotterrata.

Infine, la terza serra è la Temperate House che custodisce più di mille specie vegetali provenienti dalle aree temperate del pianeta. Costruita nel 1863, la Temperate House è la più grande serra di epoca vittoriana giunta fino a noi.

L’esterno del Princess of Wales Conservatory

I Kew Gardens, conosciuti anche per la Great Pagoda risalente al 1762 e per il giardino giapponese, sono un importante centro di studio e ricerca in cui più di trecento scienziati operano per contribuire alla salvaguardia della Terra e dei suoi ecosistemi.

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In Giappone è quel periodo dell’anno: hanami, una tempesta di fiori di ciliegio

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«Ogni primavera, un’ondata di fiori investe il Giappone. Parte dalle Okinawa e si riversa da un’isola all’altra fino al continente. Esplode a Capo Sata e si sposta verso nord, su e giù per le alture, fino alla punta estrema della lontana Hokkaido […]. Lo chiamano Sakura Zensen, il “Fronte dei Fiori di Ciliegio”» così si apre il secondo capitolo di Autostop con Buddha di Will Ferguson. In Giappone, l’arrivo della primavera coincide con l’hanami, l’usanza tutta nipponica di osservare la fioritura dei sakura, i fiori di ciliegio.

Il ciliegio è l’albero emblema del risveglio primaverile: la fioritura, che ha luogo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, coincide con il periodo di semina del riso. Un tempo i contadini lasciavano offerte di cibo e sakè ai kami (spiriti e numi del folklore giapponese) che abitavano le cortecce dei ciliegi per assicurarsi abbondanti raccolti. Tuttavia, fino alle fine dell’VII secolo il vero protagonista dell’hanami fu il fiore di pruno. Secondo alcuni l’usanza fu importata dalla Cina, che, all’epoca, sotto il dominio della dinastia Tang esercitava una forte influenza sul Giappone. Nella cultura cinese il pruno raffigurava la capacità di resistere alle avversità.

Fu merito dell’imperatore Saga (786-842) se il sakura soppiantò il fiore di pruno. L’imperatore nel giardino imperiale del palazzo di Kyoto fece estirpare un pruno per piantarvi al suo posto un ciliegio. Il piacere estetico di osservare questi minuti fiori rosa nacque quindi in seno all’ambiente aristocratico. Il costume si diffuse soprattutto fra i samurai che fecero del fiore il simbolo di una breve esistenza esposta al pericolo, come la loro, e il compendio delle virtù in loro possesso: semplicità, purezza e disposizione a morire con dignità e coraggio.
Nel periodo Edo (1603-1848) l’hanami si diffuse tra i ceti più bassi della popolazione per merito, in modo particolare, dello shogun Tokugawa Yoshimune che fece piantare ciliegi in varie zone di Edo – l’attuale Tokyo.

Il significato più profondo dell’hanami è legato alla caducità della vita e alla transitorietà delle cose. I fiori di ciliegio sbocciano all’improvviso e nel momento di massimo splendore cessano di esistere: così è la vita, un evento meraviglioso ma effimero e destinato a finire. L’hanami è associato anche alla rinascita e al rinnovamento. Il fiorire dei sakura e l’arrivo della primavera, per i giapponesi, scandiscono l’inizio dell’anno scolastico e fiscale.

L’hanami, ogni anno, è celebrato come una vera e propria festa, tanto che esistono delle previsioni meteo che illustrano minuziosamente lo sbocciare dei fiori di ciliegio. In questa occasione i giapponesi sono soliti ritrovarsi nei parchi dove, sotto le chiome dei ciliegi, degustano sakè, cantano, danzano e mangiano tipici dolcetti come gli hanami dango, gnocchi di riso di color bianco, verde e rosa infilati su uno stecco. Le celebrazioni si concludono alla sera, quando il buio della notte e i sakura vengono illuminati dai chochin, le caratteristiche lanterne di carta.

Lo splendore dell’hanami, in tempi recenti, ha valicato i confini del Giappone giungendo fino nel nostro Paese. A Roma è possibile ammirare i ciliegi in fiore nel laghetto del complesso EUR. Nel 1959 il primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò alla capitale più di duemila ciliegi giapponesi da fiore, molti dei quali furono piantati proprio nel parco dell’EUR, e, in onore del Paese donatore, una strada pedonale venne intitolata Passeggiata del Giappone.

Nella città di Milano si può osservare questo spettacolo alla Collina dei Ciliegi, un piccolo parco, nei pressi del quartiere Bicocca, costituto da una collinetta di venticinque metri ricavata dai detriti dei lavori di ristrutturazione del Pirelli HangarBicocca.

Chi invece vuole sfuggire dal caos cittadino può godere della pioggia di sakura a Vignola, cittadina in provincia di Modena celebre per la Ciliegia di Vignola IGP. Ogni anno si tiene la Festa dei Ciliegi in Fiore, una sagra paesana con stand enogastronomici, spettacoli di intrattenimento e giochi per i più piccoli dedicata alla fioritura di queste piante lungo la valle del Panaro.

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È tempo di arte e mostre: “Il latte dei sogni”, al via la Biennale di Venezia

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Tra i numerosi eventi culturali e artistici che animano il nostro Paese e che, a ogni edizione, attira migliaia di visitatori vi è La Biennale di Venezia. Dopo lo stop del 2020 a causa della pandemia, la manifestazione è ripresa lo scorso anno con la 17. Mostra Internazionale di Architettura, mentre quest’anno ha luogo la 59. Esposizione Internazionale d’Arte, che termina il 27 novembre.

La storia di quello che può considerato come il più importante appuntamento artistico del Bel Paese ha inizio alla fine del XIX secolo, quando nel 1893 l’amministrazione comunale di Venezia deliberò l’istituzione di un’esposizione biennale artistica nazionale. Il 30 aprile 1895 venne inaugurata la prima edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia, alla presenza dei regnanti Umberto I e Margherita di Savoia, nel palazzo Pro Arte – oggi Padiglione Centrale – ai Giardini di Castello.

Dal 1907, attorno al palazzo Pro Arte, iniziarono a sorgere alcuni padiglioni nazionali progettati da illustri architetti; il primo fu quello del Belgio. Dopo l’interruzione negli anni 1916-1918, a causa della Prima guerra mondiale, nel 1930, con un decreto-legge, La Biennale passò dal controllo del Comune di Venezia a quello dello Stato fascista e nacquero nuove manifestazioni che, ancora oggi, caratterizzano il lato multidisciplinare dell’evento: nel 1932 si tenne, ad esempio, la prima Mostra del Cinema.

Per via dello scoppio della Seconda guerra mondiale, l’ultima edizione dell’Esposizione d’Arte ebbe luogo nel 1942 per poi riprendere nel 1948, mentre l’anno seguente venne istituito il prestigioso Leone d’oro. In seguito alle contestazioni del 1968 fu abolito l’ufficio vendite, considerato strumento della mercificazione dell’arte, per abbracciare una visione più libera dell’arte, fruibile a tutti.

Nel 1980, la prima Mostra Internazionale di Architettura decretò l’apertura al pubblico dello spazio delle Corderie dell’Arsenale, mentre l’edizione del centenario, quella del 1995, fu affidata per la prima volta a un direttore artistico non italiano, il francese Jean Clair. Nel 2015, l’Esposizione Internazionale d’Arte, giunta alla cinquantesima edizione, registrò un afflusso record: i visitatori furono più di 501.000.

Nel corso delle cinquantanove edizioni, migliaia di artisti hanno avuto la possibilità di esporre le proprie opere, alcune delle quali oggetto di controversie. Se le prime Esposizioni Internazionali d’Arte della Biennale perseguivano la concezione neoclassica di museo, privilegiando artisti come Gustav Klimt, Auguste Rodin e John Singer Sargent, dal Secondo dopoguerra, invece, a predominare sono state le diverse correnti artistiche, ed ecco che hanno trovato spazio l’action painting di Paul Jackson Pollock, i “tagli” di Lucio Fontana, le installazioni di Ai Weiwei e i video di Cao Fei.

Emblematici, nella storia della Biennale, furono i casi di Pablo Picasso e Damien Hirst. Nel 1905 il segretario generale della manifestazione fece togliere un’opera dell’artista spagnolo poiché, a suo parere, avrebbe potuto scandalizzare i visitatori; Picasso riuscì a esporre i suoi lavori solo con una retrospettiva nel 1948. Hirst, nel 1993, presentò Mother and Child Divided, un’opera composta dalle carcasse di una vacca e di un vitello sezionate poste all’interno di teche in plexiglass; a causa della fuoriuscita di formalina, tossica ed estremamente infiammabile, le Corderie dell’Arsenale, dove la controversa installazione era ospitata, vennero chiuse per accertamenti sanitari.

La 59. Esposizione Internazionale d’Arte, dal titolo Il latte dei sogni, è curata dalla direttrice artistica Cecilia Alemani. La mostra, che prende il nome da un libro di favole di Leonora Carrington, si concentra attorno a tre macro aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi, la relazione tra gli individui e le tecnologie e i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra. Tra i 213 artiste e artisti provenienti da cinquantotto nazioni, ventisei sono italiani e 1.433 le opere e gli oggetti esposti; oltre a ciò, cinque sono i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale d’Arte: Repubblica del Camerun, Namibia, Nepal, Sultanato dell’Oman e Uganda. Alle esposizioni nei classici luoghi, ovvero Giardini e Arsenale, anche quest’anno vi saranno numerosi eventi collaterali dislocati nella città lagunare.

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