food
Dolce autunno: lo strudel di mele è servito
Ma lo sapevate che lo strudel è un dolce… turco? Ebbene sì, quel rotolo di mele, uvetta e pinoli che fa parte della tradizione austriaca, ma anche in Italia va forte, specialmente in Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia, è originario in realtà dell’Impero Bizantino, uno sviluppo del dolce turco Baklava che sotto la monarchia asburgica arrivò a Vienna dall’Ungheria.
…e sapete che si possono usare tre impasti diversi? Le tradizioni sono tradizioni, ma ogni luogo ha le sue e, di conseguenza, anche lo stesso dolce può essere preparato in tre modi diversi. C’è chi usa la pasta sfoglia, chi la pasta frolla, chi invece la pasta matta o pasta tirata. Soffermandoci proprio sulla pasta tirata, particolarmente delicata, leggera, ipocalorica e facilmente digeribile, ecco qui di seguito, passo passo, tutte le istruzioni dello chef Matthias Laimer (del Ristorante/Hotel Hanswirt di Parcines (Bz), a pochi chilometri da Merano) per preparare a casa un buono strudel di mele.
Premesso che per ottenere una pasta perfetta ci vuole un impastamento paziente, il giusto riposo e una tiratura estremamente sottile, ecco qui gli ingredienti necessari: per la pasta ci vogliono 500 g farina tipo 00, 250 g burro, 150 g zucchero, 4 uova, 15 g zucchero vanigliato, una busta di lievito in polvere, un pizzico di sale e la scorza grattugiata di un limone. Per il ripieno ci vogliono invece 2 chili di mele, 300 g zucchero, un pizzico di cannella macinata, la scorza grattugiata di un limone, 20 g Rhum, 50 g uva sultanina, 50 g pinoli. Tenere da parte anche un tuorlo d’uovo per spennellare lo strudel prima di infornarlo.
Preparazione: mettere insieme in una ciotola la farina, zucchero, sale e la scorza di limone. Poi aggiungere il burro (a temperatura ambiente) ed impastare velocemente. Aggiungere le uova e finire l’impasto fino ad ottenere una massa omogenea. Far riposare in frigorifero per ca. 2 ore. Intanto sbucciare le mele ed eliminare il torsolo. Tagliarle a fettine e mescolare con cannella, zucchero, uva sultanina, pinoli, scorza di limone ed il rhum. Scaldare il forno a 160 gradi.
Stendere la pasta su uno strofinaccio infarinato e spianare la pasta con un matterello ad un formato rettangolare. Posare il ripieno di mele sulla pasta e ripiegare lo strudel. Spennellare la superficie dello strudel con l’uovo sbattuto e cuocerlo in forno per ca. 30-40 minuti. Spolverare lo strudel con lo zucchero a velo e servire rigorosamente caldo, con una pallina di gelato alla vaniglia che, con il calore, si scioglierà formando quell’irresistibile cremina, o con della panna montata spolverata di cannella.
food
La rivincita del cavolo: l’ingrediente umile diventa protagonista
Per decenni il cavolo ha occupato un ruolo marginale nell’immaginario gastronomico: ingrediente invernale, domestico, spesso associato a una cucina di necessità più che di scelta. Oggi, invece, si trova al centro di una riscoperta che va oltre la moda e tocca questioni più profonde.
Il cavolo funziona perché risponde perfettamente alle esigenze della cucina contemporanea. È economico, stagionale, resistente alle trasformazioni e capace di sviluppare complessità aromatica con tecniche semplici. Arrostiture spinte, fermentazioni, cotture lente o rapide: poche verdure si prestano a interpretazioni così diverse senza perdere identità.
Ma il suo ritorno non è solo tecnico. Il cavolo rappresenta una presa di distanza da una cucina costruita sull’eccezionalità costante. È un ingrediente che non promette stupore immediato, ma profondità. Richiede tempo, attenzione, spesso pazienza. In cambio, restituisce sapori pieni e una sensazione di sostanza che molti piatti più “nobili” faticano a offrire.
Nel racconto gastronomico del 2026, il cavolo diventa simbolo di una cucina meno ansiosa di dimostrare qualcosa. Una cucina che accetta la semplicità come valore, non come limite. Non è un caso che venga scelto soprattutto da chi lavora su menu vegetali o su riletture della tradizione.
La sua rivincita non riguarda solo il cavolo in sé, ma ciò che rappresenta: un ritorno alla materia prima come centro del discorso, senza bisogno di effetti speciali.
food
Cosa mangeremo davvero nel 2026, tra previsioni, abitudini e realtà
Ogni fine anno il racconto gastronomico si riempie di previsioni: ingredienti destinati a dominare i menu, tecniche che promettono di cambiare il modo di cucinare, nuovi rituali di consumo pronti a imporsi come inevitabili. Il 2026 non fa eccezione. Ma se si osserva con attenzione, emerge una verità meno spettacolare: il futuro del cibo raramente arriva come una rottura netta, più spesso si manifesta come una lenta sedimentazione.
Ciò che si mangerà nel 2026 non sarà il risultato di un colpo di genio collettivo, bensì la prosecuzione di un percorso già avviato. Le grandi direttrici sono ormai chiare: attenzione al benessere, bisogno di conforto, richiesta di semplicità. Non si tratta di mode improvvise, ma di risposte a stili di vita sempre più frammentati, in cui il tempo dedicato al cibo si riduce mentre cresce il suo valore simbolico.

Da un lato, aumenta l’interesse per alimenti percepiti come funzionali: ricchi di fibre, fermentati, “puliti” nella lista ingredienti. Dall’altro, resistono — e anzi si rafforzano — piatti che parlano di casa, memoria, ripetizione. Il comfort food non scompare, cambia linguaggio: meno eccessi, meno provocazioni, più riconoscibilità.
Il 2026 segna anche un ridimensionamento dell’estetica a tutti i costi. Dopo anni di piatti pensati per essere fotografati prima ancora che mangiati, si fa strada una cucina meno urlata, più solida, in cui il gusto torna a essere il criterio principale. Non è una rivoluzione, ma un riequilibrio.
Alla fine, più che chiederci cosa mangeremo, la domanda utile è un’altra: perché mangiamo come mangiamo. Ed è lì che il 2026 inizia davvero a dire qualcosa di nuovo.
food
Enogastronomia: gli eventi imperdibili dei primi mesi del 2025
Il 2025 inaugura il calendario enogastronomico con quattro eventi di rilievo: Sigep a Rimini, Hospitality a Riva del Garda, Taste a Firenze e Identità Golose a Milano. Appuntamenti chiave che offriranno agli operatori del settore un mix di aggiornamenti professionali, networking e ispirazione.
Sigep – Rimini, 18-22 gennaio
Il Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianale e Caffè (Sigep) rappresenta un appuntamento imprescindibile per i professionisti del dolciario artigianale. L’edizione 2025 si terrà dal 18 al 22 gennaio al Rimini Expo Centre e promette un’esperienza ricca di contenuti, con focus sulle ultime innovazioni in tecnologie, ingredienti e packaging per il settore. Il programma include masterclass, competizioni internazionali e talk tematici con esperti di spicco. Una vetrina completa per le eccellenze italiane e internazionali, che offre opportunità uniche per scoprire nuove tendenze e ampliare il proprio network.
Hospitality – Riva del Garda, 5-8 febbraio
Tra i più importanti eventi dedicati all’ospitalità e alla ristorazione, Hospitality festeggia la 48ª edizione consolidando il suo ruolo di piattaforma per le ultime innovazioni del settore. I visitatori potranno esplorare aree tematiche come il design di interni, le tecnologie per la ristorazione e il mondo delle bevande. Tra le novità dell’edizione 2025, una maggiore attenzione alla sostenibilità, con spazi dedicati alle soluzioni green per hotel e ristoranti. Un ricco programma di workshop e seminari sarà inoltre l’occasione per approfondire le nuove strategie di marketing e gestione.
Taste – Firenze, 8-10 febbraio
Organizzato da Pitti Immagine, Taste celebra l’artigianalità e l’innovazione nel mondo enogastronomico. L’evento si svolgerà nella storica Fortezza da Basso e accoglierà più di 400 espositori provenienti da tutta Italia. L’edizione 2025 darà particolare risalto ai piccoli produttori che reinterpretano tradizioni locali con un approccio contemporaneo. Oltre alla sezione espositiva, il Taste Ring ospiterà talk tematici moderati da esperti del settore per esplorare argomenti come sostenibilità e tendenze di consumo. Da non perdere il FuoriDiTaste, il programma parallelo che animerà Firenze con degustazioni e cene esclusive nei luoghi più iconici della città.
Identità Golose – Milano, 22-24 febbraio
Il congresso internazionale dedicato alla cucina e alla pasticceria d’autore torna per il suo 20° anniversario con il tema “Identità Future: 20 anni di nuove idee in cucina”. L’evento si terrà presso il moderno Allianz MiCo e ospiterà chef di fama mondiale, pronti a condividere la loro visione sull’evoluzione del settore. Tra le aree tematiche spiccano Identità di Pizza, Identità Cocktail e Identità Dolce, oltre a focus su sostenibilità e innovazione tecnologica. Quest’anno verrà introdotto uno spazio dedicato alle startup che propongono soluzioni innovative per la ristorazione.
Questi appuntamenti offrono opportunità preziose per ampliare la rete di contatti, scoprire nuove tendenze e approfondire tematiche cruciali per il futuro del settore enogastronomico.
-
foodporn12 anni faChef sexsymbol: siamo tutte foodie groupie
-
food12 anni faChiara Maci: chi la ferma una blogger così?
-
foodporn12 anni faQuali i confini tra amore e appetito?
-
design5 anni faDare profondità ai piccoli ambienti? Ecco la carta da parati giusta
-
food12 anni faUn super uovo che nasce dal… latte di capra
-
food12 anni faLo Spiedo: una tradizione tutta bresciana
-
traveller12 anni faL’estate lunga di Livigno tra sport e i sapori della Valtellina
-
wine&spirit12 anni faHangover: qualche suggerimento per superare i postumi della sbornia

