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November Porc: un mese in onore del maiale
Ci siamo! Dopo l’Oktoberfest… Il November Porc. Ebbene sì, dopo dodici anni dalla sua nascita, dovuta proprio ad un gruppo di amici che, di ritorno dalla tipica festa bavarese a base di birra e stinco di maiale, hanno deciso di mettere in piedi una festa nostrana in onore del Re della tavola parmense, il maiale appunto, sta per tornare il “November Porc… speriamo ci sia la nebbia!”, che inizia il primo novembre con durata di 4 settimane, toccando 4 paesi della bassa parmense, la terra di Verdi e Guareschi: Sissa, Polesine Parmense, Zibello e Roccabianca.
Si parte da Sissa (1-2-3 novembre) con “I sapori del maiale”, pietra miliare di tutta la rassegna che quest’anno spegne 19 candeline. Il mercato di prodotti tipici “Antichi sapori e tradizioni”, la degustazione della polenta consa ed il “IV Palio della spalla cruda di Palassone-Sissa” fanno da contorno all’evento principale della prima tappa, ovvero all’estrazione del grandissimo mariolone, domenica pomeriggio alle 15,30, che, dopo una lenta e prolungata cottura, verrà distribuito ai presenti.
La rassegna continua poi a Polesine Parmense (8-9-10 novembre) con “Ti cuociamo preti e vescovi”; La novità principale è il week end lungo che parte da venerdì per finire la domenica, nel quale sarà presente il mercato dei prodotti tipici e gli stand gastronomici nei quali si potranno gustare panini di vario tipo, birra, lepre, piedini di maiale con polenta ed il gran bollito. Pezzo forte della tappa di Polesine è la domenica pomeriggio (sempre alle 15.30) quando si toglierà da un enorme pentolone il gigantesco prete che, dopo un preciso rituale, sarà distribuito gratis a tutti i presenti.
La tappa numero 3 del November Porc è in programma a Zibello (15-16-17 novembre) con “Piaceri e delizie alla corte di Re Culatello”. In onore del bicentenario della nascita del Maestro Giuseppe Verdi, che amava così tanto i salumi della sua terra da “contrabbandarli” a Milano, la prima serata vedrà le arie verdiane interpretate dal coro di San Donnino. Come sempre, un mercato di prodotti tipici, nobilitato dalla presenza delle migliori eccellenze agroalimentari d’Italia, un mercatino di hobbistica ed artigianato e gli stand gastronomici, nei quali si potrà mangiare hot dog, hamburger nostrani e birra a fiumi, faranno da cornice alla festa. Domenica mattina, alle 12.30, prenderà il via la realizzazione del salame strolghino da Guinness, nel tentativo di battere il record raggiunto nel 2003.
Ultima tappa del November Porc, “Armonie di spezie e infusi”, si terrà a Roccabianca (22-23-24 novembre). Tra musica, con l’evento “Culatello e jazz winter”, e sport, con la gara agonistica di 11 km di corsa del “November Porc hot feet”, rimane giusto il tempo di assaggiare gratuitamente, da domenica mattina, due dei prodotti più classici della norcineria della Bassa, ovvero i ciccioli e l’enorme cicciolata, che verranno accompagnati da polenta calda.
Non resta che organizzarsi e sperare nel bel tempo, che in questo caso vuol dire… sperare ci sia la nebbia!
Qui tutte le altre informazioni.
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La rivincita del cavolo: l’ingrediente umile diventa protagonista
Per decenni il cavolo ha occupato un ruolo marginale nell’immaginario gastronomico: ingrediente invernale, domestico, spesso associato a una cucina di necessità più che di scelta. Oggi, invece, si trova al centro di una riscoperta che va oltre la moda e tocca questioni più profonde.
Il cavolo funziona perché risponde perfettamente alle esigenze della cucina contemporanea. È economico, stagionale, resistente alle trasformazioni e capace di sviluppare complessità aromatica con tecniche semplici. Arrostiture spinte, fermentazioni, cotture lente o rapide: poche verdure si prestano a interpretazioni così diverse senza perdere identità.
Ma il suo ritorno non è solo tecnico. Il cavolo rappresenta una presa di distanza da una cucina costruita sull’eccezionalità costante. È un ingrediente che non promette stupore immediato, ma profondità. Richiede tempo, attenzione, spesso pazienza. In cambio, restituisce sapori pieni e una sensazione di sostanza che molti piatti più “nobili” faticano a offrire.
Nel racconto gastronomico del 2026, il cavolo diventa simbolo di una cucina meno ansiosa di dimostrare qualcosa. Una cucina che accetta la semplicità come valore, non come limite. Non è un caso che venga scelto soprattutto da chi lavora su menu vegetali o su riletture della tradizione.
La sua rivincita non riguarda solo il cavolo in sé, ma ciò che rappresenta: un ritorno alla materia prima come centro del discorso, senza bisogno di effetti speciali.
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Cosa mangeremo davvero nel 2026, tra previsioni, abitudini e realtà
Ogni fine anno il racconto gastronomico si riempie di previsioni: ingredienti destinati a dominare i menu, tecniche che promettono di cambiare il modo di cucinare, nuovi rituali di consumo pronti a imporsi come inevitabili. Il 2026 non fa eccezione. Ma se si osserva con attenzione, emerge una verità meno spettacolare: il futuro del cibo raramente arriva come una rottura netta, più spesso si manifesta come una lenta sedimentazione.
Ciò che si mangerà nel 2026 non sarà il risultato di un colpo di genio collettivo, bensì la prosecuzione di un percorso già avviato. Le grandi direttrici sono ormai chiare: attenzione al benessere, bisogno di conforto, richiesta di semplicità. Non si tratta di mode improvvise, ma di risposte a stili di vita sempre più frammentati, in cui il tempo dedicato al cibo si riduce mentre cresce il suo valore simbolico.

Da un lato, aumenta l’interesse per alimenti percepiti come funzionali: ricchi di fibre, fermentati, “puliti” nella lista ingredienti. Dall’altro, resistono — e anzi si rafforzano — piatti che parlano di casa, memoria, ripetizione. Il comfort food non scompare, cambia linguaggio: meno eccessi, meno provocazioni, più riconoscibilità.
Il 2026 segna anche un ridimensionamento dell’estetica a tutti i costi. Dopo anni di piatti pensati per essere fotografati prima ancora che mangiati, si fa strada una cucina meno urlata, più solida, in cui il gusto torna a essere il criterio principale. Non è una rivoluzione, ma un riequilibrio.
Alla fine, più che chiederci cosa mangeremo, la domanda utile è un’altra: perché mangiamo come mangiamo. Ed è lì che il 2026 inizia davvero a dire qualcosa di nuovo.
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Enogastronomia: gli eventi imperdibili dei primi mesi del 2025
Il 2025 inaugura il calendario enogastronomico con quattro eventi di rilievo: Sigep a Rimini, Hospitality a Riva del Garda, Taste a Firenze e Identità Golose a Milano. Appuntamenti chiave che offriranno agli operatori del settore un mix di aggiornamenti professionali, networking e ispirazione.
Sigep – Rimini, 18-22 gennaio
Il Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianale e Caffè (Sigep) rappresenta un appuntamento imprescindibile per i professionisti del dolciario artigianale. L’edizione 2025 si terrà dal 18 al 22 gennaio al Rimini Expo Centre e promette un’esperienza ricca di contenuti, con focus sulle ultime innovazioni in tecnologie, ingredienti e packaging per il settore. Il programma include masterclass, competizioni internazionali e talk tematici con esperti di spicco. Una vetrina completa per le eccellenze italiane e internazionali, che offre opportunità uniche per scoprire nuove tendenze e ampliare il proprio network.
Hospitality – Riva del Garda, 5-8 febbraio
Tra i più importanti eventi dedicati all’ospitalità e alla ristorazione, Hospitality festeggia la 48ª edizione consolidando il suo ruolo di piattaforma per le ultime innovazioni del settore. I visitatori potranno esplorare aree tematiche come il design di interni, le tecnologie per la ristorazione e il mondo delle bevande. Tra le novità dell’edizione 2025, una maggiore attenzione alla sostenibilità, con spazi dedicati alle soluzioni green per hotel e ristoranti. Un ricco programma di workshop e seminari sarà inoltre l’occasione per approfondire le nuove strategie di marketing e gestione.
Taste – Firenze, 8-10 febbraio
Organizzato da Pitti Immagine, Taste celebra l’artigianalità e l’innovazione nel mondo enogastronomico. L’evento si svolgerà nella storica Fortezza da Basso e accoglierà più di 400 espositori provenienti da tutta Italia. L’edizione 2025 darà particolare risalto ai piccoli produttori che reinterpretano tradizioni locali con un approccio contemporaneo. Oltre alla sezione espositiva, il Taste Ring ospiterà talk tematici moderati da esperti del settore per esplorare argomenti come sostenibilità e tendenze di consumo. Da non perdere il FuoriDiTaste, il programma parallelo che animerà Firenze con degustazioni e cene esclusive nei luoghi più iconici della città.
Identità Golose – Milano, 22-24 febbraio
Il congresso internazionale dedicato alla cucina e alla pasticceria d’autore torna per il suo 20° anniversario con il tema “Identità Future: 20 anni di nuove idee in cucina”. L’evento si terrà presso il moderno Allianz MiCo e ospiterà chef di fama mondiale, pronti a condividere la loro visione sull’evoluzione del settore. Tra le aree tematiche spiccano Identità di Pizza, Identità Cocktail e Identità Dolce, oltre a focus su sostenibilità e innovazione tecnologica. Quest’anno verrà introdotto uno spazio dedicato alle startup che propongono soluzioni innovative per la ristorazione.
Questi appuntamenti offrono opportunità preziose per ampliare la rete di contatti, scoprire nuove tendenze e approfondire tematiche cruciali per il futuro del settore enogastronomico.
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