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Le nuove tendenze del food: i fiori edibili approdano nelle cucine

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La primavera, negli ultimi tempi, ha iniziato a fare capolino nelle cucine più rinomate. Nei piatti sbocciano fiori variopinti e variegati che, come in un prato, con i loro colori vivacizzano ogni pietanza, ma il loro scopo non è secondario, non fungono più da sola decorazione, bensì sono ingredienti a pieno titolo. Sì, perché ogni fiore ha un proprio sapore che deve essere abbinato con gli altri elementi del piatto.

Sebbene il fiore edule più comune sia quello di zucca – celebre soprattutto nella versione romana farcito e poi fritto –, molti altri si stanno facendo strada e iniziano a comparire non solo nei menu ma anche sui banchi del mercato. I fiori, come molti altri cibi, sono soggetti a mode e tendenze. Se in Cina, grazie alla youtuber Liziqi, è diventata celebre la “cotoletta” di fiori di magnolia, in Europa e nel nostro Paese tra i fiori eduli più in voga figurano, ad esempio, la viola cornuta, la borragine, la begonia, il crisantemo, la bocca di leone e il garofano.

Ma come vengono coltivati i fiori eduli? Abbiamo posto questa domanda a Thomas Spornberger, titolare di Alpin Herbs – azienda agricola di Ora, in provincia di Bolzano – il quale ci ha raccontato come vengono curate le piante coltivate nella sua azienda. Da Alpin Herbs le piante sono coltivate in vasi posti su tavoli, così da evitare ogni possibile contaminazione del terriccio biologico in cui le piante stesse crescono, le quali vengono regolarmente annaffiate con acqua filtrata, in modo da ridurre la carica microbiologica. La coltivazione, dall’interramento dei semi e delle talee prodotti all’interno dell’azienda fino alla raccolta dei fiori, avviene in modo biologico, senza l’uso di prodotti chimici.

L’attenzione è sempre rivolta alla stagionalità di ogni singolo fiore, sebbene i periodi di raccolta siano solitamente allungati per motivi legati alla fornitura dei fiori stessi, ponendo al centro di tutte le fasi di coltivazione le esigenze richieste da ogni pianta. E così, ciclo dopo ciclo, l’arrivo della stagione estiva è segnato dal fiorire della rosa, la regina dei fiori dal caratteristico sapore dolce, di cui si usano i petali e i boccioli ancora semichiusi; iniziano poi a sbocciare i fiordalisi, di color ciano e dal gusto erbaceo adatti a preparazioni salate, i garofani, piccoli e dolci, e i gerani, che spesso adornano i balconi e che si abbinano soprattutto a formaggi freschi.

«Anche dal punto di vista nutrizionale – spiega Spornberger – i fiori possono essere molto interessanti per i microelementi in essi contenuti. Il problema è la quantità di fiori che si dovrebbe consumare per beneficiare degli effetti delle sostanze che contengono. Studi recenti, condotti sui fiori delle piante aromatiche, dimostrano che probabilmente i nostri antenati non solo raccoglievano per scopi alimentari le erbe aromatiche ma anche i fiori. Una parte ben documentata e tramandata di questa tradizione è rappresentata dagli sciroppi e dagli infusi a base di fiori che, come lo sciroppo di fiori di sambuco e l’infuso di fiori di tiglio, ancora oggi conosciamo». Proprio come accade per i piatti, anche nella miscelazione sono due gli approcci con i quali i barman adoperano questi ingredienti: estetico e gustativo.

Nell’approccio estetico il fiore deve essere bello da vedere e non infastidire mentre si beve. Questo perché, essendo adoperato solo a scopo decorativo, il consumatore è portato a lasciarlo nel bicchiere e a non mangiarlo. Ben diverso è invece l’approccio gustativo: il fiore, in questo caso, ha una propria ragione d’essere, in quanto componente a tutti gli effetti del cocktail, al quale deve conferire il proprio aroma e il proprio sapore.

In abbinamento con il gin, Thomas Spornberger consiglia i fiori di rosmarino e di timo, piccoli e molti profumati, e i fiori di salvia peruviana, che con il loro gusto amaro si coniugano alla perfezione con un gin tonic.

Siamo bravi, belli e buoni. O almeno siamo convinti di esserlo! Amiamo cucinare, mangiare, bere, viaggiare, fotografare, conoscere e, in generale, ci lasciamo attrarre da tutto quel che merita un approfondimento. Viviamo lasciandoci calamitare da tutto ciò che piace e ci impegniamo a raccontarlo nel migliore dei modi. Altre nostre grandi passioni: gli animali domestici, l'orticoltura, gli alimenti genuini e sani e l'attività fisica. Come puoi interagire con noi? Scrivici a redazione@zedmag.it

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La rivincita del cavolo: l’ingrediente umile diventa protagonista

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Per decenni il cavolo ha occupato un ruolo marginale nell’immaginario gastronomico: ingrediente invernale, domestico, spesso associato a una cucina di necessità più che di scelta. Oggi, invece, si trova al centro di una riscoperta che va oltre la moda e tocca questioni più profonde.

Il cavolo funziona perché risponde perfettamente alle esigenze della cucina contemporanea. È economico, stagionale, resistente alle trasformazioni e capace di sviluppare complessità aromatica con tecniche semplici. Arrostiture spinte, fermentazioni, cotture lente o rapide: poche verdure si prestano a interpretazioni così diverse senza perdere identità.

Ma il suo ritorno non è solo tecnico. Il cavolo rappresenta una presa di distanza da una cucina costruita sull’eccezionalità costante. È un ingrediente che non promette stupore immediato, ma profondità. Richiede tempo, attenzione, spesso pazienza. In cambio, restituisce sapori pieni e una sensazione di sostanza che molti piatti più “nobili” faticano a offrire.

Nel racconto gastronomico del 2026, il cavolo diventa simbolo di una cucina meno ansiosa di dimostrare qualcosa. Una cucina che accetta la semplicità come valore, non come limite. Non è un caso che venga scelto soprattutto da chi lavora su menu vegetali o su riletture della tradizione.

La sua rivincita non riguarda solo il cavolo in sé, ma ciò che rappresenta: un ritorno alla materia prima come centro del discorso, senza bisogno di effetti speciali.

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Cosa mangeremo davvero nel 2026, tra previsioni, abitudini e realtà

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Ogni fine anno il racconto gastronomico si riempie di previsioni: ingredienti destinati a dominare i menu, tecniche che promettono di cambiare il modo di cucinare, nuovi rituali di consumo pronti a imporsi come inevitabili. Il 2026 non fa eccezione. Ma se si osserva con attenzione, emerge una verità meno spettacolare: il futuro del cibo raramente arriva come una rottura netta, più spesso si manifesta come una lenta sedimentazione.

Ciò che si mangerà nel 2026 non sarà il risultato di un colpo di genio collettivo, bensì la prosecuzione di un percorso già avviato. Le grandi direttrici sono ormai chiare: attenzione al benessere, bisogno di conforto, richiesta di semplicità. Non si tratta di mode improvvise, ma di risposte a stili di vita sempre più frammentati, in cui il tempo dedicato al cibo si riduce mentre cresce il suo valore simbolico.

Da un lato, aumenta l’interesse per alimenti percepiti come funzionali: ricchi di fibre, fermentati, “puliti” nella lista ingredienti. Dall’altro, resistono — e anzi si rafforzano — piatti che parlano di casa, memoria, ripetizione. Il comfort food non scompare, cambia linguaggio: meno eccessi, meno provocazioni, più riconoscibilità.

Il 2026 segna anche un ridimensionamento dell’estetica a tutti i costi. Dopo anni di piatti pensati per essere fotografati prima ancora che mangiati, si fa strada una cucina meno urlata, più solida, in cui il gusto torna a essere il criterio principale. Non è una rivoluzione, ma un riequilibrio.

Alla fine, più che chiederci cosa mangeremo, la domanda utile è un’altra: perché mangiamo come mangiamo. Ed è lì che il 2026 inizia davvero a dire qualcosa di nuovo.

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Enogastronomia: gli eventi imperdibili dei primi mesi del 2025

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Il 2025 inaugura il calendario enogastronomico con quattro eventi di rilievo: Sigep a Rimini, Hospitality a Riva del Garda, Taste a Firenze e Identità Golose a Milano. Appuntamenti chiave che offriranno agli operatori del settore un mix di aggiornamenti professionali, networking e ispirazione.

Sigep – Rimini, 18-22 gennaio

Il Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianale e Caffè (Sigep) rappresenta un appuntamento imprescindibile per i professionisti del dolciario artigianale. L’edizione 2025 si terrà dal 18 al 22 gennaio al Rimini Expo Centre e promette un’esperienza ricca di contenuti, con focus sulle ultime innovazioni in tecnologie, ingredienti e packaging per il settore. Il programma include masterclass, competizioni internazionali e talk tematici con esperti di spicco. Una vetrina completa per le eccellenze italiane e internazionali, che offre opportunità uniche per scoprire nuove tendenze e ampliare il proprio network.

Hospitality – Riva del Garda, 5-8 febbraio

Tra i più importanti eventi dedicati all’ospitalità e alla ristorazione, Hospitality festeggia la 48ª edizione consolidando il suo ruolo di piattaforma per le ultime innovazioni del settore. I visitatori potranno esplorare aree tematiche come il design di interni, le tecnologie per la ristorazione e il mondo delle bevande. Tra le novità dell’edizione 2025, una maggiore attenzione alla sostenibilità, con spazi dedicati alle soluzioni green per hotel e ristoranti. Un ricco programma di workshop e seminari sarà inoltre l’occasione per approfondire le nuove strategie di marketing e gestione.

Taste – Firenze, 8-10 febbraio

Organizzato da Pitti Immagine, Taste celebra l’artigianalità e l’innovazione nel mondo enogastronomico. L’evento si svolgerà nella storica Fortezza da Basso e accoglierà più di 400 espositori provenienti da tutta Italia. L’edizione 2025 darà particolare risalto ai piccoli produttori che reinterpretano tradizioni locali con un approccio contemporaneo. Oltre alla sezione espositiva, il Taste Ring ospiterà talk tematici moderati da esperti del settore per esplorare argomenti come sostenibilità e tendenze di consumo. Da non perdere il FuoriDiTaste, il programma parallelo che animerà Firenze con degustazioni e cene esclusive nei luoghi più iconici della città.

Identità Golose – Milano, 22-24 febbraio

Il congresso internazionale dedicato alla cucina e alla pasticceria d’autore torna per il suo 20° anniversario con il tema “Identità Future: 20 anni di nuove idee in cucina”. L’evento si terrà presso il moderno Allianz MiCo e ospiterà chef di fama mondiale, pronti a condividere la loro visione sull’evoluzione del settore. Tra le aree tematiche spiccano Identità di Pizza, Identità Cocktail e Identità Dolce, oltre a focus su sostenibilità e innovazione tecnologica. Quest’anno verrà introdotto uno spazio dedicato alle startup che propongono soluzioni innovative per la ristorazione.

Questi appuntamenti offrono opportunità preziose per ampliare la rete di contatti, scoprire nuove tendenze e approfondire tematiche cruciali per il futuro del settore enogastronomico.

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