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Kombucha: la bevanda fermentata che conquista anche l’Italia

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Negli ultimi anni la kombucha è passata da bevanda di nicchia legata ai circuiti del benessere naturale a prodotto sempre più presente sugli scaffali della grande distribuzione e nei menu di bar e ristoranti contemporanei. In Italia il fenomeno è ancora relativamente recente, ma si inserisce in un trend globale che riguarda fermentazioni, bevande funzionali e alternative analcoliche più complesse dal punto di vista aromatico.

Una fermentazione antica
La kombucha è una bevanda ottenuta dalla fermentazione di tè zuccherato tramite una coltura simbiotica di batteri e lieviti, nota come SCOBY (Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast). Durante la fermentazione gli zuccheri vengono trasformati in acidi organici, anidride carbonica e piccole quantità di alcol, generando una bevanda leggermente frizzante dal gusto acidulo. Secondo diverse ricostruzioni storiche, la sua origine risalirebbe alla Cina nord-orientale circa 2.000 anni fa, da cui si sarebbe poi diffusa in Russia e nell’Europa orientale prima di arrivare, molto più tardi, in Occidente.

Dalla nicchia salutistica al mercato globale
Negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei la kombucha è ormai un segmento consolidato delle cosiddette functional beverages, bevande percepite come benefiche per il benessere generale. Secondo le analisi di mercato citate da diverse società di ricerca, il mercato globale della kombucha ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni, sostenuta soprattutto da tre fattori:
– interesse crescente per gli alimenti fermentati;
– domanda di bevande analcoliche più complesse e gastronomiche;
– attenzione dei consumatori verso prodotti percepiti come naturali o legati al benessere.

Questo posizionamento ha permesso alla kombucha di occupare uno spazio intermedio tra soft drink, bevande fermentate e proposte a bassa gradazione alcolica.

Il nodo dei benefici per la salute
Gran parte della popolarità della kombucha è legata alla presenza di microrganismi e acidi organici prodotti durante la fermentazione. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, molte delle proprietà salutistiche attribuite alla bevanda restano oggetto di studio. Diversi lavori di revisione pubblicati su riviste scientifiche indicano che esistono potenziali effetti legati alla presenza di polifenoli del tè e composti bioattivi, ma evidenziano anche che le prove cliniche sull’uomo sono ancora limitate. In altre parole, il consumo di kombucha non può essere considerato un sostituto di interventi medici o nutrizionali strutturati, ma rientra più correttamente nel contesto di una bevanda fermentata con caratteristiche nutrizionali interessanti.

Kombucha e gastronomia contemporanea
Oltre al mondo del benessere, la kombucha sta trovando spazio anche nella ristorazione contemporanea. Alcuni chef e bartender la utilizzano come base per drink analcolici complessi o come elemento di pairing con piatti fermentati, vegetali o a forte componente umami. La sua struttura aromatica — che combina acidità, note tanniche e una leggera effervescenza — la rende particolarmente adatta a sostituire vino o birra in contesti di degustazione analcolica, un segmento in crescita anche nella ristorazione fine dining.

Un fenomeno ancora in evoluzione
In Italia la produzione è ancora limitata rispetto a mercati più maturi come Stati Uniti o Regno Unito, ma il numero di piccoli produttori e micro-fermentatori è in aumento. Parallelamente anche alcune aziende del beverage stanno iniziando a esplorare il segmento con versioni aromatizzate e packaging più orientati al consumo quotidiano. Le principali aziende presenti sul mercato sono: Mia Kombucha, marchio italiano nato dall’iniziativa di quattro fondatori con l’obiettivo di portare sul mercato italiano una versione contemporanea della bevanda fermentata, con produzione artigianale e immagine pop orientata al consumo lifestyle; Legend Kombucha, brewery artigianale fondata a Verona nel 2019 tra le prime realtà italiane dedicate esclusivamente alla produzione di kombucha, con numerose varianti aromatiche in bottiglia e lattina; Fervere, progetto nato nel 2017 e tra i pionieri della kombucha artigianale in Italia, oggi attivo anche nella diffusione della cultura dei fermentati attraverso prodotti, contenuti e attività divulgative; Old Kombucha, azienda italiana che produce kombucha biologica e non pastorizzata seguendo metodi tradizionali di fermentazione, con bevande naturalmente frizzanti e ricche di fermenti vivi e Frui Kombucha (FruiLab), realtà con sede a Bologna che produce kombucha utilizzando botaniche italiane e processi di fermentazione spontanea con attenzione alla sostenibilità e all’economia circolare.

La traiettoria della kombucha sembra dunque seguire quella già vista per altri prodotti fermentati — dal kefir al kimchi — che da specialità di nicchia si sono progressivamente trasformati in categorie riconosciute del panorama alimentare contemporaneo.

Giornalista dal 2000, da sempre vocato al settore food&beverage. Da grande avrei dovuto fare l'architetto, ma la passione per la comunicazione ha preso il sopravvento: ho infatti maturato esperienze nel settore del marketing operando come senior account in diverse agenzie di comunicazione. Oggi sono consulente aziendale nelle vesti di PR e addetto stampa. Sono appassionato di cucina, fotografia, giardinaggio, faidate e di fitness. Tra i progetti extralavorativi a breve termine: una casetta in montagna con tanto verde attorno.

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